L’acuto di Moreno Moser, il tris di Cancellara, il dramma (e poi il trionfo) di Van Aert: così la Strade Bianche è entrata tra i miti del ciclismo

La vittoria di Van Aert nell'edizione più calda della breve storia della Strade Bianche.
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È una corsa giovane e antica nello stesso tempo: appena quattordici edizioni alle spalle, ma un impasto “datato” da offrire agli amanti del ciclismo, fatto di sudore, fatica e chilometri di sterrato polveroso o fangoso. Il tutto, esaltato dal durissimo finale che introduce a Piazza del Campo, nel cuore pulsante di Siena.

La Strade Bianche, nata nel 2007 come Monte Paschi Eroica e definita legittimamente “la classica del Nord più a Sud d’Europa”, ha già la sua epopea, fatta di momenti intensi e spettacolari.

Nell’imminenza dell’edizione 2021, in programma sabato 6 marzo, ne raccontiamo cinque, cominciando dal primo, e per ora unico, successo italiano. 

Dall’alto, e da sinistra, le vittorie alla Strade Bianche di Fabian Cancellara nel 2008 e di Alexander Kolobnev nel 2007. Al centro, da sinistra, i successi di Thomas Lofkvist nel 2009 e di Maxime Iglinsky nel 2010. In basso, da sinistra, i trionfi alla Strade Bianche di Philippe Gilbert nel 2011 e di Cancellara nel 2012.

2013: Moser-Sagan, la coppia funziona. Moreno vince da solo

Moreno Moser e Peter Sagan: già dalla vigilia dell’edizione 2013 si sapeva che i due giovani leoni della Cannondale, rispettivamente 22 e 23 anni, avrebbero recitato da protagonisti. Controllatissimo soprattutto lo slovacco, cosicché Moser trova il modo di evadere e raggiungere in testa lo svizzero Schär, il russo Belkov e il lettone Saramotins, tutti in fuga dai primi chilometri.

A quel punto, Sagan da marcato si trasforma in marcatore, soprattutto nei riguardi di Cancellara, che ha già vinto la corsa due volte. I due sono in un gruppetto di 13 inseguitori, che viaggia a circa mezzo minuto quando mancano 5 chilometri al traguardo.

Davanti, Moser si sobbarca tutto il peso dell’azione; Cancellara gli porta il gruppetto a non più di 150 metri. L’italiano sembra spacciato, ma c’è lo strappo finale, la micidiale rampa di Santa Caterina, con punte al 18%. È lì che Moreno scala la marcia e cambia passo, liberandosi in un colpo dei tre compagni di fuga ed evitando le avanguardie degli inseguitori. Sagan capisce che non c’è più bisogno di difendere, stacca gli altri e va a prendersi il secondo posto rendendo completo il trionfo della Cannondale. 

2016: l’ultimo sigillo di Cancellara, nell’anno dell’addio

Cancellara ha già annunciato l’addio: a fine 2016 saluterà il ciclismo. Fra i suoi obbiettivi, la tripletta alla Strade Bianche, dopo i successi del 2008 e del 2012. L’epilogo lo vede immancabilmente al comando, con Sagan, Stybar e Brambilla. Non una situazione facile: Sagan è un pessimo cliente, gli altri due sono compagni di squadra nella Etixx e possono giocarsela di concerto. 

Stybar va a dire qualcosa a Brambilla, che poco dopo parte a tutta. Cancellara chiude, ma l’italiano scatta ancora e sembra prendere il largo. I conti però si regolano sul muro di Santa Caterina: Brambilla ancheggia, dando fondo a tutto, ma quando si volta si trova addosso Cancellara, che lo passa come un turbine, con Stybar a ruota.

Lo svizzero sa che deve abbordare l’ultima curva in testa, perché il brevissimo rettilineo in Piazza del Campo rende difficili i sorpassi in extremis. Così accade: Cancellara tiene e vince per la terza volta. Cronometro a parte, sarà quello l’ultimo grande successo della sua carriera.

2018: Benoot, impresa nella tormenta. Van Aert, finale drammatico

Edizione 2018: da un anno la corsa fa parte del calendario World Tour, il che ne amplifica ulteriormente il prestigio. La consueta cavalcata attraverso gli sterrati toscani viene flagellata da una terribile ondata di pioggia e freddo. Ne esce alla grande Romain Bardet, raggiunto in testa da Wout van Aert, che all’epoca è conosciuto soprattutto per i tre mondiali vinti nel ciclocross.

Alle loro spalle, il ventiseienne belga Tiesj Benoot dà vita a uno strepitoso inseguimento solitario, che va a buon fine a 15 chilometri dal traguardo. E non è finita, perché sulla salita delle Tolfe, ultimo sterrato di giornata, Benoot attacca ancora.

Sbiancato in volto dal fango rappreso, a bocca aperta per prendere ossigeno, il belga sembra uno spettro, ma la sua azione è irresistibile. Vince da solo, seguito a 39” da Bardet. Drammatico l’arrivo di Van Aert, che si pianta sullo strappo di Santa Caterina, barcolla e cade sfinito. Poi tenta penosamente di rimontare in bicicletta, rischiando di cadere ancora. Appena tagliato il traguardo, molla di nuovo la bici e si butta supino sul selciato. Sarah, la sua compagna, si china preoccupata su di lui. Solo dopo qualche minuto il fiammingo sarà in grado di rialzarsi.

Dall’alto, e da sinistra, le vittorie alla Strade Bianche di Moreno Moser nel 2013 e di Michal Kwiatkowski nel 2014. Al centro, da sinistra, i successi di Fabian Cancellara nel 2016 e di Kwiatkowski nel 2017. In basso, da sinistra, i trionfi alla Strade Bianche di Tiesj Benoot nel 2018 e di Julian Alaphilippe nel 2019.

2019: Alaphilippe, scatto micidiale. Fuglsang si arrende

Esplode il talento di Julian Alaphilippe, che si gioca la corsa in un finale a tre, con Fuglsang e van Aert. Il belga cede, si stacca e insegue caparbio; sulla salita delle Tolfe, Fuglsang apre il gas e cerca di liberarsi del francese, che pur soffrendo rimane agganciato.

L’inseguimento di van Aert va a buon fine prima dell’ultimo chilometro, ma il suo calvario, proprio come l’anno precedente, è l’erta di Santa Caterina: quando Fuglsang accelera, lui rimane inchiodato, mentre Alaphilippe reagisce. 

E dunque, epilogo a due, ma a questo punto uno scattista come il francese ha la vittoria addosso. Sul suo cambio di passo, Fuglsang arranca e proclama la resa, ancora prima di entrare a Piazza del Campo. Per Alaphilippe è l’inizio di una grande stagione: due settimane dopo festeggerà anche a Sanremo.

2020: nel clima rovente di agosto, la rivincita di van Aert

Il Covid cambia lo scenario: abbandonate temporaneamente le brume di marzo, la Strade Bianche si propone come primo grande appuntamento post-lockdown, a inizio agosto. Caldo feroce, quindi, che insieme alla polvere rovente falcia forze e ambizioni, tanto che di 166 partenti arrivano al traguardo solo in 42, con distacchi per lo più elevatissimi.

Dal forno toscano escono in sei: Fuglsang, Formolo, van Aert, Bettiol, Schachmann e Van Avermaet. Fra scatti e controscatti, l’azione decisiva è quella di van Aert, che ai meno 12 chilometri se ne va sulla salita sterrata. Stavolta vuole arrivare da solo al muro di Santa Caterina, suo incubo da due anni.

La fuga riesce: van Aert entra in una Piazza del Campo deserta per le misure anti-contagio e sconfigge il suo personale tabù. Formolo, a 30”, deve accontentarsi della seconda piazza. Anche il belga, come Alaphilippe l’anno precedente, unirà il trionfo senese a quello di Sanremo, una settimana dopo.