Moreno Moser e quel giorno alla Strade Bianche: «Un ricordo indelebile. Sagan, Cancellara e Van Avermaet alle mie spalle»

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Moreno Moser in trionfo in Piazza del Campo. Prima (e ultima) vittoria italiana alla Strade Bianche.
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Una sola volta in quattordici anni abbiamo sentito l’inno di Mameli risuonare in Piazza del Campo. Era il 2013 e un giovanissimo corridore di talento e dal nome importante aveva appena vinto la 7ª edizione della Strade Bianche di Siena. Quel giorno Moreno Moser se lo ricorderà per tutta la vita. Andò fortissimo e alle sue spalle mise corridori del calibro di Peter Sagan, suo compagno alla Cannondale, Greg Van Avermaet e Fabian Cancellara, già due volte vincitore della corsa.

A pochi giorni dal via della Strade Bianche abbiamo dunque deciso di telefonare a Moreno Moser e ricordare con lui quella fantastica vittoria. Non ci interessa come è andata a finire la sua carriera o perché non è riuscito a rispettare tutte quelle grandi aspettative che gravavano sul suo nome. No, vogliamo parlare solo della Strade Bianche, una corsa che in breve tempo è entrata nel cuore degli appassionati di ciclismo.

Moreno Moser, Peter Sagan e Rinaldo Nocentini sul podio della Strade Bianche 2013.

Moreno, che ricordi hai di quella giornata?

«Sono ricordi bellissimi. La vittoria più bella della mia carriera da professionista. Lì sul momento però non me l’ero goduta appieno».

Perché?

«Perché in quel momento sembrava venirmi tutto facile. Pochi giorni dopo c’era la Tirreno-Adriatico e dopo ancora la Sanremo. Non mi soffermai a festeggiare la vittoria della Strade Bianche, pensavo già alle corse successive».

Con gli anni hai imparato ad apprezzarla?

«Decisamente. Ora quando vedo l’albo d’oro mi vengono i brividi. Leggo tre volte il nome di Cancellara, quello di Gilbert, Kwiatkowski, Stybar, Alaphilippe e Van Aert. Allora lì ci penso e dico tra me e me che quel giorno avevo compiuto un’impresa».

Che corsa fu?

«Fu una corsa molto meno movimentata di quelle che abbiamo apprezzato in questi ultimi anni. Ricordo che sugli ultimi due sterrati eravamo ancora in trenta.

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Moreno Moser e Marco Canola in azione sullo sterrato della Strade Bianche

E poi?

«Poi partii nel finale e nessuno si prese la responsabilità e il rischio di seguire la mia azione. Sagan lavorò da stopper e siglammo una doppietta restata nella storia. Ma adesso è una impresa quasi irripetibile…»

Perché?

«Perché ora già a 70 chilometri dall’arrivo sono tutti sparpagliati. C’è più frenesia, affrontano la corsa con più aggressività. Attenzione, questo è un bene perché il pubblico si diverte…»

Come si vince sullo sterrato?

«La bellezza delle Strade Bianche o della Roubaix, a differenza di tutte le altre corse, è che vince sempre chi ha più motore. E’ un terreno che non ti permette di nasconderti o stare in scia fino agli ultimi chilometri. Bisogna spingere dal primo all’ultimo metro: chi ne ha di più arriva primo a Piazza del Campo».

Che pronostici hai per questa edizione della corsa?

«Beh, da quando sono entrati Van der Poel e Van Aert nel mondo del ciclismo su strada sembra che nessuno possa contrastarli. Sono due corridori che non conoscono il tatticismo, attaccano quando vogliono senza pensarci due volte. Sono loro i favoriti, ma occhio ad Alaphilippe…»

E gli italiani?

«La vedo dura, ma nel ciclismo mai dire mai. I nostri uomini sono Formolo e Bettiol, che già lo scorso anno andarono fortissimo, tuttavia ancora non li ho visti in grandissima forma. Ballerini è in fiducia ma ho paura che sia una corsa troppo dura per le sue caratteristiche. Staremo a vedere…»