Matteo Carboni e un sogno nel mirino da realizzare con le dritte del fratello: «Giovanni è il mio idolo. Da lui posso imparare molto»

Matteo Carboni in allenamento in maglia Biesse Arvedi (foto: Leonardo Quagliani)

Per Matteo Carboni è arrivato il momento di sparare tutte le cartucce in canna, ma non quelle di gomma del fucile a pallini con cui ama rilassarsi tirando al bersaglio quando è a casa. Parliamo di colpi ben più potenti, assestati in bici con la forza dirompente delle proprie gambe, e di un obiettivo più prestigioso: il salto tra i professionisti.

È questo il sogno che Matteo si augura di concretizzare a fine 2021, una stagione che spera possa portarlo, siglando un contratto con una squadra nella categoria superiore, ad affiancare in gruppo suo fratello Giovanni.

Il lavoro alla base di tutto

La strada per arrivarci sicuramente è lunga e non priva di difficoltà ma Matteo, al sacrificio e ad affrontare percorsi impegnativi, è abituato da diverso tempo. Dopotutto è un «passista scalatore che preferisce salite lunghe e costanti» ma, ancora prima, è uno che si è costruito negli anni «non con chissà quali doti naturali ma soprattutto con tanto lavoro».

Con questa consapevolezza e spinto da una passione nata seguendo le imprese di Giovanni e abbandonando il calcio, Matteo si è reso protagonista di «un percorso molto graduale», ottenendo «col passare degli anni risultati sempre maggiori».

Biesse come una famiglia

«Ho iniziato da esordiente primo anno ma non sono mai esploso, non ho mai fatto una stagione con tantissime vittorie. Il fatto di andare in bici e allenarmi duramente però non mi è mai pesato» ed è così che, step by step, Carboni si è ritagliato il suo spazio ed è approdato nel 2019 alla Biesse Arvedi trovando «un ambiente familiare» ideale per crescere senza troppe pressioni.

«Tutti, a partire da Marco Milesi, Sergio Gozio e il Team Manager Rabbaglio, non ci fanno mancare nulla. Appena li chiami rispondono subito, se c’è qualche problema al di fuori della bici o hai bisogno di parlare di parlare qualcosa loro sono sempre disponibili, si fanno sentire più volte a settimana per capire come stiamo… Il clima è davvero sereno, corri in tranquillità e, a differenza di alcune altre squadre a livello dilettantistico, ti vengono posti degli obiettivi che in squadra sanno essere fattibili e alla tua portata. Insomma, non ti promettono la luna se non possono dartela».

Il punto sul 2020

Circondato e stimolato da questo contesto, Matteo ha disputato un 2020 definito da lui stesso, nonostante i problemi causati dalla pandemia, «positivo».

«Per quello che è accaduto al Giro d’Italia (dove ho vestito la maglia verde) e ai Campionati italiani a cronometro (senza dimenticare la gara su strada che non mi è andata malissimo) penso di poter dire che per me sia stato un buon anno. Probabilmente potevo far meglio a livello di piazzamenti e vittorie ma, essendo al primo anno in una squadra Continental e avendo al fianco compagni come Colleoni e Conca, il mio primo obiettivo era quello di mettermi a loro disposizione e imparare più cose possibili dato che fino alla stagione scorsa avevo sempre corso in squadre piccole e non avevo mai partecipato a giri a tappe».

Matteo Carboni sui pedali in allenamento (foto: Leonardo Quagliani)

Smussare le debolezze

Anche grazie alla maggiore esperienza acquisita, Matteo ha quindi affrontato tutto l’inverno pensando già al 2021 e a dove migliorarsi per strappare ancora più attenzioni da parte degli scout professionistici.

«Dopo il Piccolo Lombardia ho staccato definitivamente per tre settimane. Di solito sfruttavo quel tempo per una vacanza con gli amici o la mia ragazza ma quest’anno, ovviamente, sono rimasto a casa. Ho ricominciato poi con un po’ di palestra a casa e molta MTB. Quest’anno ho voluto provare a farne di più per affinare la tecnica, mantenere l’abitudine a un certo tipo di sforzo e lavorare sui miei punti deboli che sono appunto le salite brevi e ripide», assieme a un fondamentale chiave nel ciclismo di oggi come lo sprint.

«In volata devo migliorare. Staccare tutti è sempre più difficile e se si arriva in un gruppetto ristretto è importante avere un buono spunto veloce. Io non sono proprio fermo però è qualcosa su cui posso lavorare e fare meglio».

Anche le cronometro però, visto l’ottavo posto nell’ultimo Campionato italiano di categoria, potrebbero garantire a Matteo, nell’immediato futuro, qualche bella soddisfazione. Per questo motivo, Carboni confida di allenarsi con la bici apposita «almeno due volte a settimana» e, ancora più spesso, durante l’avvicinamento a competizioni di rilievo.

Gli appuntamenti clou

A tal proposito, guardando al 2021, il pensiero corre subito al Giro d’Italia ma per Matteo la Corsa Rosa non rappresenta l’unico appuntamento importante della stagione.

«Il Giro d’Italia è l’obiettivo principale mio e di tutta la squadra. Assieme alla Corsa Rosa però, per me c’è anche il Campionato italiano a cronometro: quando ho tagliato il traguardo l’anno scorso mi sono subito detto che nel 2021 avrei riprovato a far bene. Un’altra gara poi che sento particolarmente è il Gran Premio Capodarco, una manifestazione che si corre vicino a casa e a cui, essendo marchigiano, tengo in modo particolare».

Giovanni, idolo e riferimento

Per arrivare al top e cercare di dire la sua in questi eventi, Matteo potrà contare ovviamente sul fondamentale appoggio del suo team e sui consigli, altrettanto preziosi, del suo primo motivatore e idolo nel ciclismo, ovvero suo fratello.

«Giovanni è sempre stato il mio idolo. Per me è un punto di riferimento, uno da cui posso imparare molto. Quello che mi dice è tutto oro colato. Trovo sia positivo vivere con lui perché, a livello caratteriale, siamo sempre andati molto d’accordo. Poi alcune volte capita che mi riprenda dopo le corse per aver commesso degli errori e può accadere che possa darmi fastidio perché so che, alla fine, in corsa ci sono io e se ho agito in un determinato modo è perché credevo fosse la cosa giusta da fare in quel momento. A mente fredda però, riguardando ciò che ho fatto, realizzo che il più delle volte ha ragione lui e che quindi i suoi suggerimenti rappresentano sempre dei consigli preziosi».

Lo sguardo concentrato di Matteo Carboni (foto: Leonardo Quagliani)

Dettagli sui cui insistere

Un aspetto sui cui Giovanni, portacolori della Bardiani-CSF-Faizanè, insiste particolarmente con Matteo è l’importanza di «fare palestra, addominali ed esercizi core durante tutto l’arco della stagione».

«Io sono uno che, una volta finito l’allenamento, tende più a dedicarmi al riposo cercando comunque di fare stretching tutti i giorni. Lui invece anche la sera prima di cena inserisce una sessione di addominali. Su questo argomento Giovanni insiste molto e me lo fa notare cercando di trascinarmi e avvicinandomi alle cose che fa anche lui».

I due, oltre a passare insieme diversi momenti giù dalla sella, ovviamente se gli impegni lo consentono si allenano assieme anche su strada. A fargli compagnia, la maggior parte delle volte, è Francesco Zandri della Work Service, uno dei pochissimi a coltivare sogni su due ruote nella zona.

«Poi capita, quando entrambi sono in ritiro, di allenarsi da soli. In zona non ci sono molti ragazzi che vanno in bici. In tutte le Marche gli unici professionisti sono mio fratello e Stacchiotti (che comunque abita un po’ distante da noi) quindi la zona è un po’ carente da questo punto di vista».

Genitori sempre presenti

Da solo o in compagnia, Matteo Carboni però ormai sa cosa deve fare per dare sostanza alle sue ambizioni: seguire le istruzioni di suo fratello, confrontarsi se necessita con i propri direttori sportivi e non perdere la grinta trasmessagli dal padre il quale, assieme alla madre, non gli ha mai fatto mancare il suo sostegno.

«I nostri genitori ci hanno sempre appoggiato. A mio padre è sempre piaciuto andare in bici, è sempre stato appassionato ma non ci ha mai spinto a farlo. È comunque contento che pratichiamo questo sport, ci supporta, ci segue alle corse e non ci fa mai mancare nulla. Stesso dicasi per nostra madre che è sempre pronta, quando serve, a farci trovare un piatto di riso pronto in tavola.

Matteo Carboni vuole continuare a crescere come ha sempre fatto: lavorando duramente (foto: Leonardo Quagliani)

A livello di consigli, mio padre ha cercato sempre di darci qualche suggerimento soprattutto finché siamo stati tra gli Juniores e i dilettanti. Ora poi, non essendo lui andato oltre gli juniores, è soprattutto mio fratello a spiegargli certi meccanismi perché il professionismo è un mondo completamente diverso. A livello motivazionale però gli incitamenti di nostro padre ci sono sempre serviti molto perché ci hanno trasferito grinta e voglia di non mollare mai».

Dal Giro ai pro’

Quelle che, ad esempio, hanno spinto Matteo a sfiorare il successo nella tappa del Giro d’Italia ad UrbinoQuella tappa ero andata a provarla molte volte, facendola anche dietro moto con mio padre. Ritrovarmi là davanti, fare il circuito come me lo ero immaginato, attaccare nel punto che avevo deciso e, pur arrivando sesto, sentir la vittoria davvero vicina è stato uno dei momenti più belli vissuti in bici finora») o quelle che, oggi, lo portano a sognare una vittoria alla Corsa Rosa o il Giro delle Fiandre tra i grandi del ciclismo.

Prima però c’è un contratto da guadagnarsi a suon di belle performance e bersagli centrati. L’obiettivo è chiaro davanti a sé, limpido al centro del mirino: a Matteo Carboni non resta che premere il grilletto e sparare…pedalate.