Il ciclismo racconta storie di impertinenza e ribellioni contro ogni tipo di tradizione e dimensione. José Rujano, il folletto di Santa Cruz de Mora, vestito di verde ha acceso i cuori del popolo venezuelano, ha illuminato le strade del Giro d’Italia e nel Gotha dei grandi si è fatto apprezzare da tutti per la sua innata voglia di attaccare e dare spettacolo sulle salite. A quasi 39 anni – li compirà il 18 febbraio – la dinastia dei Rujano continua a scrivere con la penna dei creativi sui fogli d’asfalto: José e il figlio Jeison José correranno insieme alla Vuelta al Tachira.
I Rujano e il ciclismo di padre in figlio: José e Jeison insieme alla Vuelta al Tachira
Arriva per tutti il momento di nuotare senza avere i braccioli. Quell’attimo in cui o galleggi o affoghi. Il punto dove non tocchi, l’istante in cui ti rendi conto di essere diventato grande. E allora sorridi, perché c’è tuo padre vicino a sostenerti. Ma in realtà, da quel momento, vi sosterrete a vicenda. Ci vuole intelligenza e sacrificio per cogliere le sfumature di uno sport bellissimo come il ciclismo e riconoscere le vittorie di un padre, autentico patrimonio da preservare e valorizzare. Il Team Osorio è la squadra dove il sogno dei Rujano è diventato realtà. Jeison José, campione nazionale Under 23, è nato il 18 agosto 2001 e quando il padre ha battuto Contador e gli altri big, sarà stato sicuramente incollato alla tivù come fanno tutti i bambini innamorati dei loro papà campioni. «Sono qui per correre con mio padre, che è il più grande ciclista di sempre di questa nazione» e il Venezuela pregusta nuovi trionfi nel segno dei Rujano, nati per correre.















