Le pagelle: Pogacar rischia e vale 10, Alaphilippe 9. Poco Evenepoel, ma da 8. Sunweb e Movistar: 2

Le pagelle
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Tadej Pogacar 10 – Direte: gli date 10 perché ha vinto il Tour, facile. Ma non è questo. Pogacar non ha soltanto vinto il Tour prima di compiere 22 anni, oltretutto la prima volta che lo correva. No. Ha fatto molto di più: ha rifiutato di accontentarsi di un clamoroso secondo posto, che era già suo, e ha scelto di rischiare. E’ partito senza cardiofrequenzimetro nè misuratore di potenza, si è spogliato di tutte le diavolerie che molti suoi colleghi leggono come bibbie, e ha semplicemente spinto, ha dato tutto. Se fosse crollato a metà della crono magari saremmo qui a dire che ha buttato via un secondo posto già suo, che ha corso da dilettante. Eppure ci ha dato quello che cerchiamo in ogni corridore: un attimo che li vale tutti, quel pizzico di follia che chiamiamo talento. Applausi.

Julian Alaphilippe 9 – Secondo in volata alla Milano-Sanremo, secondo al traguardo (prima della retrocessione) nella Liegi-Bastogne-Liegi che credeva di avere vinto, ha lasciato il segno anche in un’altra Monumento, il Giro delle Fiandre. Era in testa con Van Aert e van der Poel quando lo ha buttato fuori corsa una moto, altrimenti chissà come sarebbe andata. Però sappiamo com’è andata a Imola, in quel Mondiale che ha vinto da strafavorito, andando via nel punto esatto in cui tutti si aspettavano che sarebbe andato via. Monumentale.

Remco Evenepoel 8 – Si è schiantato il giorno di Ferragosto, praticamente la stagione era appena cominciata. Eppure è ugualmente al terzo posto dell’anno per numero di vittorie, dopo Demare (14) e Roglic (12), divide il podio con Pogacar (9 successi a testa). Prima di frantumarsi il bacino al Lombardia ha partecipato a quattro corse a tappe vincendole tutte: Vuelta a San Juan, Volta ao Algarve, Vuelta a Burgos e Giro di Polonia. Non ha potuto debuttare al Giro d’Italia, ma un sospetto su come sarebbe andata è legittimo. Se non prende un voto in più è proprio per quella discesa che gli è costata cara: alla vigilia aveva detto di conoscere bene le salite del Lombardia ma non le discese. Lezione da imparare. 

Wout Van Aert 8 – Facciamo la conta? Vi ricordate come è cominciata la stagione (ad agosto)? Primo alla Strade Bianche, primo alla Sanremo, campione belga a cronometro, due vittorie di tappa al Tour. E vi ricordate com’è finita la stagione? Ai Mondiali di Imola due argenti: a crono e su strada. E poi ancora secondo al Giro delle Fiandre, dietro all’eterno rivale van der Poel. Potremmo dargli qualsiasi voto, ma preferiamo fare un gioco: che cosa diremmo se invece di essere fiammingo fosse italiano? Clamoroso.

Primoz Roglic 8 – Senza quel giorno sbagliato, alla Planche des Belles Filles, staremmo celebrando un nuovo cannibale. Ma quel giorno c’è stato, e lì abbiamo scoperto un Roglic più umano, capace anche lui di prendere una cotta e di andare alla deriva. Per questo abbiamo tutti tifato per lui alla Liegi, quando con un magistrale colpo di reni ha beffato roi Alaphilippe. E anche alla Vuelta: la seconda di fila, fra parentesi. Chiude la stagione con 23 maglie di leader nei grandi Giri. Enorme.

Arnaud Demare 8 – Ci aspettavamo Sagan. O Viviani. Ma a laurearsi recordman della stagione nonché velocista principe del Giro autunnale è stato il francese, con quattro vittorie di tappa e la maglia ciclamino. In più ci mettiamo altre dieci vittorie sparse nella stagione: con 14 successi è il corridore che ha vinto di più nel 2020 (ma il dato si può anche allargare, con 75 vittorie in 9 anni). E intanto ci vantiamo del fatto che in molti dei capolavori di Demare c’è più di una pennellata di colore del suo ultimo uomo, Jacopo Guarnieri. Implacabili.

Marc Hirschi 7 – L’allievo di Fabian Cancellara potrebbe essere giudicato in termini di risultati: terzo al Mondiale di Imola, una vittoria di tappa al Tour, primo alla Freccia Vallone, secondo alla Liegi. Oppure potremmo vederlo in prospettiva, e questo voto si dilaterebbe immediatamente: ha già detto che la corsa olimpica sarà il primo obiettivo del 2021, guai a sottovalutarlo. Emergente.

Peter Sagan 5 – Media fra quello che vale la sua stagione in termini strettamente mercantili (una sola vittoria per uno come lui non può che essere un bilancio fallimentare) e la maniera in cui sa ancora farci battere il cuore quando fa qualcosa alla Sagan, che sia farsi dare un passaggio da un’auto di tifosi in Sicilia o inventarsi una tappa come quella di Tortoreto. Sagan è quello che chiude il Tour senza successi di tappa e dunque senza maglia verde. Ma è anche quello che rinuncia alle classiche per onorare la promessa di essere per la prima volta al Giro, e lo lancia con una serie di spot che sono prove d’attore ma anche prove del fatto che ancora si diverte. Magari non sempre, e noi con lui. Enigmatico.

Sunweb 2 – Si gioca con la Movistar il ruolo di peggior risultato della stagione: perdere il Giro con Kelderman e Hindley messi così in classifica è stato un suicidio ben riuscito. Disastrosi.

Movistar 2 – Voto di stima. Passa dalle 21 vittorie dell’anno prima alle 2 (entrambe di Soler) del 2020, ultima fra le squadre del World Tour in condiminio con la Cofidis. Uomini sbagliati e scelte tattiche incomprensibili, come da tradizione. Puniti.