Woods confessa: «Era inevitabile che finissi alla Israel Start-Up Nation»

Michael Woods impegnato in fuga durante la 14^tappa dell'ultima Vuelta Espana. Il canadese dal prossimo anno difenderà i colori della Israel Start-Up Nation (foto: ©PHOTOGOMEZSPORT2020)
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«Ho un legame così forte con Sylvan e Paulo che mi è sempre sembrato fosse solo questione di tempo prima che iniziassi a correre per loro».

Si confessa in maniera diretta Michael Woods e ci tiene a raccontare fino in fondo i motivi che l’hanno spinto a scegliere per i prossimi tre anni la Israel Start-Up Nation.

Una scelta che parte da lontano

Sylvan e Paulo, come ha spiegato Woods a Velonews, sono Sylvan Adams (miliardario proprietario della Israel) e Paulo Saldanha (Direttore Performance della squadra), due personalità oggi a capo della compagine israeliana che qualche anno fa hanno giocato un ruolo chiave nell’avvio alla carriera professionistica del canadese.

«Sono la ragione per cui io oggi sono un corridore professionista. Quando ho iniziato a correre, avevo un lavoro a tempo pieno e Paulo si era messo a disposizione della squadra per cui gareggiavo offrendo dei servizi di allenamento. Io ho accettato di usufruirne e così mi sono presentato nel suo studio. Lì abbiamo fatto alcuni test e sono riuscito a battere qualche record. Allora mi ha detto: Mike, lascia il tuo lavoro, perché potresti essere un ciclista professionista».

L’aiuto di Adams

Woods però, ai tempi, non aveva i mezzi e soprattutto non si trovava nella posizione per poter lasciare il suo lavoro e tentare di diventare un professionista.

È in quel momento che, provvidenzialmente, è arrivato il sostegno di Adams, deciso a sostenere le ambizioni del canadese grazie alla creazione di un fondo ad hoc per atleti promettenti come lui.

«Un giorno Paulo mi ha portato nell’ufficio di Sylvan e dopo qualche chiacchierata e stretta di mano sono stato informato che avrei ricevuto questo finanziamento da Adams che in pratica mi ha cambiato la mia vita. In questo modo sono stato in grado di lasciare il mio lavoro e ho avuto un supporto sufficiente per ottenere un appartamento in Italia e gareggiare per mezza stagione con l’Amore & Vita facendo così esperienza in Europa».

Una proposta irrinunciabile

Da quel momento, grazie al sostegno fornitogli, la carriera di Woods è decollata portandolo fino a solcare i palcoscenici del World Tour con la Cannondale-Drapac (poi EF Pro Cycling).

Nel frattempo, però i rapporti tra Woods, Saldanha e soprattutto Adams non si sono affatto interrotti.

«Man mano che la Israel cresceva, Sylvan mi ha continuato a dire ‘Dobbiamo averti in squadra, dobbiamo averti in squadra’ ma ha anche rispettato il fatto che volevo correre nel World Tour. Così siamo stati d’accordo sul fatto che non sarei venuto fino a quando la squadra non fosse stata a quel livello».

Nel 2020, acquistando la licenza dalla Katusha, la Israel ha compiuto l’ultimo passo per sbarcare nella massima divisione del ciclismo e, appena si è presentata l’occasione, Woods si è sentito in dovere di rispondere “si” alle lusinghe del proprietario israeliano.

«È qualcosa che da anni sentivo come se fosse inevitabile. Devo troppo del mio successo a lui e credo in lui e nel suo progetto a tal punto che voglio davvero farne parte».

E siamo sicuri che, avendo visto la tempra del canadese in questi anni, Woods non solo vorrà farne parte ma farà di tutto per onorare la sua presenza in squadra in maniera vincente.