Simon Yates sul Covid: «Al Giro non c’era una bolla di cemento e non so dove ho preso il virus»

Simon Yates esulta all'arrivo di Sarnano-Sassotetto, della Tirreno Adriatico 2020 (Foto LaPresse - Fabio Ferrari)
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Più di qualcuno dovrebbe chiedere scusa a Simon Yates, messo all’ultimo banco nella fila dei bocciati dell’ultimo Giro d’Italia durante la tappa dell’Etna, per poi scoprire il passaggio del maligno Coronavirus anche dalle sue parti. Una stagione partita benissimo, sotto la migliore stella per lo scalatore britannico della Mitchelton-SCOTT con la vittoria della tappa regina a Sarnano-Sassotetto e poi del Tridente dei Due Mari alla Tirreno-Adriatico.

La positività al Covid riscontrata il 10 ottobre scorso, giorno dell’ottava tappa della Corsa Rosa da Giovinazzo a Vieste, ha scombussolato e complicato la rotta di Simon Yates che dopo dieci giorni di isolamento si era visto costretto a cancellare il sogno Maglia Rosa alle prime pedalate: «Ero arrivato in ottima forma – ha dichiarato Yates a Cyclingnews – Nel prologo mi sentivo benissimo, e poi da lì la forma ha iniziato a crollare, quindi c’era ovviamente qualcosa che non andava. Ed è stato un po’ di sollievo. Voglio dire, quando ho ricevuto il test positivo per il Covid, la mia prima reazione è stata sollievo, perché sentivo che qualcosa non andava. Poi, ovviamente, con il passare del tempo aumenta la delusione di non aver potuto battagliare in gara».

«Non so da dove ho preso il virus – ha sottolineato il britannico – Non c’è stato un momento in cui ho pensato “Sai cosa? Siamo molto esposti qui”, ma sicuramente non era una bolla di cemento. Condividevamo gli hotel con persone normali che erano in vacanza, era difficile separare tutti. Avevamo il nostro chef, il nostro spazio, ma condividevano ancora lo stesso hotel, quindi era davvero difficile separare tutti. Ma penso che, come gruppo, abbiamo fatto un buon lavoro. Voglio dire, se quest’anno non avessimo avuto nessuna gara, avremmo parlato di problemi diversi: squadre che non sopravvivono e cose del genere. Penso sia fantastico che siamo riusciti a completare la stagione come potevamo, davvero».

A due mesi dalla positività, il 28enne ha recuperato lo stato psicofisico migliore: «Ora sono completamente guarito, mi sto di nuovo allenando e mi sento bene. Sono qui in Italia a fare dei test approfonditi sul cuore e tutto il resto, giusto per essere sicuri che non ci siano problemi. In realtà non avevo niente: sembrava solo un comune raffreddore, ma ho perso il senso dell’olfatto e del gusto, e ci è voluto molto tempo perché tornasse. Anche ora, non credo che il mio olfatto sia tornato al cento per cento».

Per la prima volta da quando è passato professionista, nel 2014 con la Orica-GreenEDGE, Yates non sarà nella stessa squadra del fratello Adam, che l’anno prossimo correrà per la Ineos: «Di sicuro, sarà diverso, sarà strano ma, allo stesso tempo, la vita va avanti. Ci siamo scontrati anche prima di diventare professionisti, quindi non credo che sarà un grosso problema. Solo il tempo ce lo dirà; non so ancora quale sia il suo programma di gare, quindi non so se ci batteremo per le vittorie lungo la strada».