Daniel Martin: “Ho dimostrato che posso giocarmi un Grande Giro”

Daniel Martin alla Vuelta
Daniel Martin all'arrivo dell'ottava tappa (foto: A.S.O./©PHOTOGOMEZSPORT2020)

È un Daniel Martin raggiante quello che, a Cyclingnews, ha fatto il punto sul suo 2020, una stagione che l’ha visto tornare al successo (l’ultimo volta che aveva alzato le braccia al cielo era stato al Tour de France 2018) e correre da protagonista sia nei grandi giri che nelle classiche.

L’irlandese, 34 anni lo scorso 20 agosto, ha chiuso la sua annata in crescendo piazzandosi a ridosso del podio alla Vuelta Espana (quarto), manifestazione in cui è riuscito a vendicare una sfortunata partecipazione alla Grande Boucle.

Un Tour sfortunato

Al Tour la condizione e il mio stato di salute non erano dei migliori e così ho speso i primi dieci giorni nel tentativo di recuperare, risparmiando energie per le tappe di montagna della seconda metà di corsa. Le cose però anche lì non sono andate come avevamo pensato. In parte lo si è dovuto anche al modo in cui si è stato corso il Tour quest’anno. Nel passato partivano grandi fughe nelle tappe di montagna mentre quest’anno nei tentativi in cui sono entrato eravamo 4 o 5 e sapevi già come andava a finire”.

In ogni caso Martin, anche senza risultati di rilievo, è uscito dalla corsa francese con una preziosa lezione per sé stesso: “Ho imparato tanto su di me al Tour e questo mi ha reso più forte. Innanzitutto, ho imparato che mi piace davvero correre per la generale. Non farlo al Tour mi ha fatto capire quanto mi piaccia”.

La Vuelta da protagonista

Avuto questo importante insegnamento e recuperati gli sforzi del Tour, Martin si è cimentato prima con le classiche delle Ardenne (quinto alla Freccia Vallone) e poi si è buttato nella mischia alla Vuelta risultando protagonista fino alla fine.

Ho corso in maniera aggressiva e questo forse mi è costato qualche risultato ma alla Vuelta puoi permetterti di essere aggressivo perché tutti corrono così per vincere. Al Tour gli interessi sono più alti e questo blocca la corsa. Per me così diventa complicato perché amo attaccare e questa è uno dei momenti che preferisco”.

Squadra e fiducia

Se però l’irlandese è arrivato in Spagna a vincere una tappa, concludere quarto nella generale e lottare fianco a fianco con gli altri protagonisti in caccia della maglia rossa, questo lo deve alla convinzione con cui la Israel Start-Up Nation ha voluto puntare a inizio anno su di lui.

Loro credevano fermamente che non avessi raggiunto tutto il mio potenziale e che con loro sarei potuto andare lontano. Ho voluto ripagarli per la fiducia che hanno riposto in me. Dimostrare che avevano ragione è stato incredibilmente gratificante”.

Consapevolezza per il futuro

Grazie alla fiducia della formazione di Sylvan Adams, Martin ha potuto dimostrare di “poter competere per il successo finale in un grande giro”.

Prima della Vuelta non lo sapevo. Al Tour de del 2017 senza il tempo perso nella caduta con Porte sarei stato molto vicino al podio ma quest’anno alla Vuelta è stato più soddisfacente perché per la prima volta ho affrontato un grande giro senza rimpianti o sfortuna. Credo fermamente che siamo noi gli artefici della nostra stessa fortuna e, senza incolpare la cattiva sorte, guardando indietro alla Vuelta ero il quarto miglior corridore e ho fatto quarto. Questo è gratificante”.

Volti nuovi

Nel 2021 Martin proverà a confermare quanto di buono fatto vedere nell’anomala stagione appena conclusa correndo in una squadra con tanti volti nuovi ma non sconosciuti a lui.

Sono in buoni rapport con molti dei corridori che abbiamo firmato. Impey (che conosco dal 2005), Woods, Chris e io corriamo come rivali da tanto tempo. È un gruppo di ragazzi che abbiamo acquisito non solo per quello che possono portare a livello di risultati ma anche perché sono anche in grado di mantenere il bel clima che avevamo quest’anno”.