Rosa: «Ganna, un fenomeno. Nibali non è finito. E Aru risorgerà, io? Felice di Noah»

Diego Rosa
Diego Rosa alle Strade Bianche di quest'anno, dove è arrivato 10°
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Allenati per mesi, prepara una corsa di ventuno giorni, giocati la vita in migliaia di chilometri. Diego Rosa e tutti i corridori che regalano una miriade di emozioni, dovrebbero scrivere queste parole nei biglietti da visita ed è tanto crudele quanto vero. Con il piemontese del Team Arkéa-Samsic abbiamo ripercorso le tappe di questa stagione irripetibile, snodata su binari unici: la nascita del secondo figlio Noah ha reso più dolce un anno sfortunato per il 31enne di Alba, determinato a riscrivere il copione nel 2021: tornato ad allenarsi dopo la caduta al Tour è pronto al rientro in gruppo per fare la differenza e sedersi al tavolo con gli abiti da croupier. E su Ganna, Nibali e Aru, Diego Rosa punta le sue fiches: li conosce bene e si riproporranno con il carattere, grinta e motivazioni.

Rosa, come ha vissuto il periodo dopo la sfortunata caduta del Tour?

«Sto bene. Al Tour ho avuto la sfiga di rompermi male la clavicola, si è rotta in cinque punti. Mi hanno dovuto operare e la stagione è finita con molto anticipo e non avevo nessuna chance di tornare. Ho fatto fisioterapia nel periodo che per gli altri ha rappresentato il finale di stagione e adesso sono di nuovo pronto ad allenarmi e a fare tutto normalmente. Per il prossimo anno non cambia nulla: sono già ripartito come nulla fosse».

A settembre è arrivato Noah: un bellissimo motivo per godersi la famiglia.

«Sicuro. È stato un anno un po’ strano rispetto al solito. Abbiamo passato moltissimo tempo a casa. Con l’arrivo del secondo figlio ho approfittato per vivere a pieno la sua nascita, mi sono goduto il primo mese con lui: sono cose che non torneranno indietro».

Ha visto il Giro d’Italia?

«Sinceramente ho seguito davvero poco il ciclismo. L’attesa per il secondo figlio è stata intensa e bellissima. Prima che arrivasse c’ero io con un braccio utilizzabile e mia moglie al nono mese che abbiamo seguito il nostro primo figlio, l’abbiamo portato a scuola. Il secondo figlio ci ha cambiato la vita».

Che cosa pensa della Corsa Rosa di Ganna?

«Tutta la Ineos si è reinventata un grande Giro. Se pensiamo a come è partito, la squadra non è mai stata fortunata. Quando perdi subito un capitano non è semplice trovare nuovi stimoli o altro. Invece hanno vinto tappe e Filippo volava. Ha vinto tutte le cronometro e una grande tappa. Tutti si aspettavano che prima o poi sbocciasse ed è arrivato il suo momento. Sono stracontento per lui. Chapeau per la mentalità».

Nibali può ancora competere per un Grande Giro?

«Sicuramente. Questa è stata un’annata molto particolare. Quando abbiamo ripreso a correre si vedeva molto la differenza tra i corridori belgi che non hanno mai fatto il lockdown come il nostro, rinchiusi più di un mese in casa ad allenarci sui rulli che non è la stessa cosa. Lui è un corridore che alla sua età ha bisogno di più tempo per ritrovare la condizione e in una stagione breve come questa i giovani avevano dei vantaggi. Il prossimo anno se la stagione tornerà a essere normale Nibali sarà tra i papabili per i Grandi Giri».

Aru come lo vede in futuro?

«Con Fabio ho corso da dilettante e in Astana e lo conosco bene. Abbiamo parlato abbastanza durante il Tour finché eravamo in corsa. Per come lo conosco è un ragazzo con una grande mentalità e un grande carattere: sicuramente vuole tornare a battere un colpo e a batterlo forte. Chi lo dà per spacciato credo che si sbagli di grosso, poi sarà la strada a dirci se ho ragione io o meno. Quando si cambia squadra, si hanno più motivazioni. L’ho visto quest’anno con Nairo Quintana. Nei Grandi Giri Fabio ha sempre fatto bene. Gli auguro tutto il meglio».