Slovenia, generazione di fenomeni: Roglič, Pogačar, Doncic & Co. arrivano dalle scuole

Roglic e Pogacar al Tour
Roglic e Pogacar uniti in testa al gruppo al Tour 2020 (foto: A.S.O./Alex Broadway)
Tempo di lettura: 2 minuti

Nel 2015 all’Expo di Milano, rimasi colpito dal padiglione di una nazione: la Slovenia. Tra i gadget che regalavano c’era un adesivo con sopra scritto: I FEEL SLOVENIA, graficamente impostato così. Tradotto: amo la Slovenia. Poco più di due milioni di abitanti, un messaggio semplice, ma carico di empatia ed efficacia. A un lustro di distanza scopriamo che la concentrazione di campioni, a poche centinaia di chilometri dai nostri confini è incredibile e invidiabile. Tale da poter definire Lubiana e i suoi figli – con meno della metà di abitanti rispetto al Piemonte e quasi un quinto di quelli della Lombardia – una superpotenza.

Fenomeno Slovenia: nazione dal cuore sportivo

Sul portale turistico ufficiale a caratteri cubitali si legge: “La Slovenia ha un cuore sportivo!”. Ciclismo, basket, sci, arrampicata, salto, immersione, alpinismo, hockey su ghiaccio, motocross, scacchi. Meraviglioso. Generazione di fenomeni, siamo noi. Generazione di fenomeni, ma come mai? Gaetano Curreri e gli Stadio trent’anni dopo aver prestato voci e note alla colonna sonora della nazionale italiana dei cannibali della pallavolo, possono pensare di incidere una nuova versione per i giovani padroni dello sport mondiale. Arrivati nell’Olimpo senza sotterfugi o clamorosi incastri del destino.

Il 25 giugno del 1991, la Slovenia dichiara l’indipendenza dalla Repubblica Socialista Federale della Jugoslavia e per il successo sportivo più prestigioso nella breve storia del Paese attende 26 anni: il 17 settembre 2017, gli sloveni impazziscono per il trionfo agli Europei di Basket in Turchia proprio contro, scherzo del destino, la Serbia. Uniti sotto una sola bandiera nel 1992 dominarono i Giochi di Barcellona con scarti medi di 30 punti e partite finite già all’intervallo.

Doncic e Dragic+Roglič e Pogačar: poker d’assi

Una bomba a orologeria che non conosce tregua: Luka Doncic, stella dei Dallas Mavericks e Goran Dragic, star dei Miami Heat finalisti per l’anello nell’ultima stagione della NBA, vengono acclamati come dei re e la città è ai piedi (e nelle mani) dei Campioni d’Europa. La sport-mania infiamma e impazza nelle scuole: la competitività nasce dalle palestre e da una massiccia quantità di ore di educazione fisica per tutti i nove anni della scuola dell’obbligo. “Per me è facile, questi ragazzi vanno tutti in una stessa scuola e in quella scuola tutte le mattinate iniziano con un’ora di educazione fisica!”, ha commentato una volta, in un torneo studentesco di U15 tra Gorizia e Nova Gorica, un professore di un liceo sloveno.

I gesti, atletici e non, hanno la loro forza, la loro verità. E insieme alla cultura studiata sui libri, da queste parti curano di pari passo quella sportiva che armonizza le esigenze e sviluppa doti fuori dal comune. Primož Roglič ha firmato il doblete alla Vuelta, Tadej Pogačar ha vinto la Grande Boucle davanti al suo connazionale-rivale: il rapporto “qualità prezzo” migliore appartiene soltanto al piccolissimo Lussemburgo che il Tour lo ha vinto cinque volte.

Atleti simbolo di un’identità: condivisi e tifati da una moltitudine di donne, uomini, anziani e bambini che si trasformano, sommandosi tra loro, in una grande comunità che tifa e impazzisce per questi magnifici fuoriclasse. Generazione di fenomeni, siete voi. Generazione di fenomeni, tutti eroi.