Carapaz: alla Vuelta una sconfitta da guerriero, condizionata dagli abbuoni

Carapaz Roglic Vuelta
Carapaz e Roglic, i grandi protagonisti della Vuelta (foto: A.S.O./©PHOTOGOMEZSPORT2020
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Quando a uno splendido David Gaudu mancano due chilometri e cento metri al traguardo dell’Alto de la Covatilla la vittoria di tappa non è più in discussione: il francese, bravissimo a gestirsi lungo tutta l’ascesa finale, ha un passo superiore rispetto a Gino Mäder e Ion Izagirre e si capisce che, di lì a poco, andrà a bissare il trionfo a l’Alto di Farrapona di sette giorni prima.

Alle sue spalle invece l’indecisione regna sovrana: la maglia rossa, infatti, è ancora in bilico e un nebuloso strato di suspense aleggia attorno agli uomini di classifica costringendo inevitabilmente le telecamere a concentrarsi su di loro e sulle loro pedalate.

Carapaz: un solo attacco deciso

È a questo punto allora, mentre Gaudu rincorre la seconda affermazione personale alla Vuelta, che Richard Carapaz su tornante verso destra allarga la traiettoria a cercare la pendenza più dolce, innesta il 53 e dopo essersi leggermente defilato guadagna il centro della carreggiata con uno scatto violento che immediatamente scava un solco con gli avversari.

La mossa è quella che tutti invocavano da giorni, quella reclamata a gran voce dagli appassionati e non anche stamattina, quella sollecitata dagli amanti delle due ruote per assistere a un ultimo acceso duello in questo anomalo 2020, quella insomma necessaria a Carapaz per provare a ribaltare le sorti di una corsa dominata in lungo e in largo dall’ex saltatore sloveno. Lo stesso che, partito l’ecuadoriano, metro dopo metro prova sì a non lasciar andare il rivale ma inesorabilmente si trova a perdere terreno e secondi.

La difesa di Roglic

Lungo rapporto, bocca leggermente aperta, viso tirato, sguardo a inquadrare sempre i metri di strada che lo separano dall’arrivo: Carapaz ci crede e dà tutto quello che gli rimane, anima e corpo, per finire senza rimpianti. Solo allora, accetterà il secondo posto. La sua è una lotta col cronometro, quella di Roglic invece, dietro, si trasforma improvvisamente in una lotta contro la fatica e gli spettri del Tour.

L’alfiere della Jumbo-Visma è distanziato ma sa che, tenendo il sudamericano a vista, può gestire le forze rimaste e soprattutto il tesoretto di secondi accumulato nelle sedici tappe precedenti. In questa sua missione, Roglic trova anche preziosi aiuti lungo la strada: Hofstede, in fuga tutto il giorno, viene ripreso provvidenzialmente quando il suo capitano ha più bisogno di lui; Soler invece, tentando di spianare la strada a Mas, favorisce indirettamente anche la rincorsa della maglia rossa.

Un altro distacco minimo

Carapaz giunge quindi ottavo sulla linea a 2’35” da Gaudu ma non deve aspettare molto per vedere le sue speranze di riagguantare il simbolo del primato dissolversi nel nulla, visto che la sagoma provata di “Rogla” taglia il traguardo 21 secondi dopo di lui salvando in questo modo il secondo successo consecutivo alla Vuelta Espana.

I due si incrociano e non possono fare a meno di salutarsi e congratularsi sportivamente l’uno con l’altro. Di emozioni, infatti, in questa edizione della corsa iberica ne hanno regalate parecchie dal primo al penultimo giorno, marcandosi spesso a uomo e finendo in classifica generale divisi da soli 24 secondi, un distacco tra primo e secondo inferiore a quelli registrati quest’anno sia al Tour fra Roglic e Pogacar sia al Giro tra Hindley e Geoghegan Hart.

Il peso degli abbuoni

A differenza però dei due precedenti grandi giri dove diversi fattori e componenti hanno inciso nel determinare il gap finale, nel caso della risicata distanza fra Roglic e Carapaz a pesare quanto mai in maniera decisiva sono stati gli abbuoni e, in particolare, i quattro successi parziali dello sloveno, ispirati questi dalla chiara volontà di non concedere favori diretti agli avversari.

Il campione di Slovenia, tra piazzamenti e primi posti, ha finito così per accumulare 32 secondi di vantaggio sull’atleta sudamericano, un margine che, in virtù della forbice con cui i due corridori arriveranno a Madrid, si è rivelato a dir poco determinante nella rincorsa al suo secondo grande giro della carriera.

Carapaz perde, Roglic vince: un premio alla completezza

Se tuttavia Roglic è arrivato a conquistare la maglia rossa primeggiando anche in questa particolare voce, questo non lo si deve tanto a qualche demerito da parte di Carapaz quanto piuttosto proprio alla maggior completezza dell’avversario, una dote fondamentale non da oggi nell’indirizzare verso un corridore piuttosto che un altro una corsa a tappe di tre settimane.

L’ecuadoriano dunque ha poco da rimproverarsi, ha provato da solo a mettere ko l’armata giallonera e a prevalere su un corridore che ha corso quattro mesi ad altissimo livello andando a soli 24 secondi da un’impresa che, seppur sfumata, in ogni caso ha dato un’ulteriore conferma del coraggio, del carattere e delle qualità che contraddistinguono il carchense e che lo renderanno sicuro protagonista anche il prossimo anno.