Scinto dice tutto: «Covid? Sto meglio, ma ho avuto paura. Visconti? Via per questioni di budget»

Luca Scinto e Giovanni Visconti, le loro strade si divideranno nel 2021.

«Ora come ora sto abbastanza bene» ci racconta Luca Scinto, raggiunto stamattina telefonicamente per quibicisport.it e colpito ormai dieci giorni fa dal Covid-19. «Ho un po’ di tosse e catarro e da oggi sto diminuendo anche la cura di cortisone, ma il momento brutto l’ho passato settimana scorsa. Sto uscendo dal tunnel, ma ora c’è rimasto il problema del tampone: quando lo farò spero possa essere negativo. Il Covid non è uno scherzo, i primi giorni sono stati davvero brutti… avevo la saturazione bassissima, respiravo male, avevo tosse continua, dolori allucinanti. Chi dice che è una semplice influenza ha torto. Poi certo può prendere senza sintomi. A mia moglie ha preso in modo lieve, per esempio. Io invece avevo dolori, febbre altissima, la saturazione è stata la cosa che mi preoccupava di più perché mi mancava un po’ il respiro. Però devo ringraziare il dottore di base che è stato subito diretto a curare me e mia moglie. Non abbiamo perso tempo e spero che il pericolo sia stato superato. Intanto restiamo in isolamento a casa. Sinceramente non capisco come ho fatto a prenderlo perché il giovedì ero negativo al tampone, forse ho abbassato un po’ la guardia in settimana, quando sono tornato dal Giro ho fatto un po’ di commissioni, forse ho rallentato un po’ la morsa e ho preso contato con qualcuno o forse è stata nostra figlia che l’ha preso e l’ha portato a noi. Stiamo ancora attendendo l’esito del suo tampone».

Ma c’è anche un lato puramente sportivo del quale parlare con il vulcanico diesse toscano della Vini Zabù-Brado-KTM, e il discorso non poteva che finire sul divorzio da Giovanni Visconti, pupillo della squadra di Scinto e Citracca, che ha stupito tutti, ma non lo stesso diretto interessato che ci risponde così:

«A prescindere dal rapporto che ho con Giovanni e dal bene e dall’affetto che provo per lui come persona, non sono stupito da quello che è successo. Questi sono i fatti: lui ad agosto pretendeva il rinnovo del contratto agli stessi soldi che prendeva quest’anno e a 38 anni non puoi dargli tutti quei soldi. Noi a quella cifra abbiamo detto di no. Poi lui dalla Bardiani ha accettato un contratto nettamente inferiore, ma è una scelta sua, non è un problema nostro. Mi spiace che sia andato via, sarei stato contento se avesse finito la sua carriera con noi, ma le sue pretese ad agosto erano esagerate sia per l’età che per la squadra. Poi Reverberi non lo avrebbe mai preso a quelle cifre, lo ha anche detto durante il Giro davanti a tutti, non lo può negare. E invece lo ha preso lo stesso. Auguro tutto il meglio possibile a Giovanni ma questa è la verità. Giovanni voleva una cifra esagerata e poi è andato a correre con un’altra squadra a una cifra molto più bassa. Probabilmente vede un futuro con loro anche dopo il ciclismo, magari con la Cipollini. Credo che Federico Zecchetto ci abbia messo lo zampino. Giustamente, da imprenditore ha fatto un ragione giusto scegliendo un corridore importante per affrontare il rientro delle sue bici in gruppo. Mi spiace umanamente, però se due persone non trovano un punto di incontro relativo a questioni di budget succede così. Già i soldi che prendeva a 35/36 anni erano molti, certo è andato forte, e non posso che ringraziarlo per quello che ha fatto con noi, però non gli potevo dare la cifra che pretendeva. È giusto che abbia fatto la sua scelta, soprattutto se vede un futuro dopo le corse con la Bardiani e con la Cipollini. Mi sarebbe piaciuto vedergli finire la carriera con me e lavorare assieme a noi anche dopo, però è andata così e gli auguro il meglio a lui e alla sua splendida famiglia».