Dopo Bennett, il protocollo UCI: alla Vuelta la giuria finisce nell’occhio del ciclone

Il gruppo della Vuelta di Spagna durante la dodicesima discussa tappa. (foto: A.S.O./©PHOTOGOMEZSPORT2020)
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Non era bastato il declassamento di Sam Bennett per le scorrettezze commesse ai danni di Liepins durante l’arrivo in volata della nona tappa. Oggi, infatti, per il secondo giorno consecutivo, la giuria della Vuelta e l’UCI sono stati l’oggetto di nuove e accesissime polemiche che hanno portato i corridori, prima del via dell’11^ frazione a mettere in atto una vera e propria protesta.

Se nel caso dello sprint dell’irlandese ad Aguilar de Campoo si era assistito più che altro a un acceso scambio di opinioni a distanza tra le parti coinvolte (Lefevere da un lato, Guercilena dall’altro) e alle ormai sempre più consuete considerazioni sulla sicurezza dei rush finali, le circostanze legate all’assegnazione della maglia rossa a Roglic e alla valutazione dei ritardi di Carapaz e Hugh Carthy hanno invece alzato un vero e proprio polverone.

I fatti della mattina e il motivo della discordia

È accaduto così che, prima di prendere il via questa mattina da Villaviciosa, gran parte del gruppo abbia imbracciato le braccia chiedendo una revisione delle decisioni prese e una modifica dei gap attribuiti al termine nella tappa del giorno prima. Capofila nella protesta non potevano che essere Ineos ed EF (le più danneggiate dalla situazione) ma, assieme a loro, il gruppo ha sostenuto in maniera più o meno partecipe le argomentazioni e le richieste portate alla direzione di corsa.

Le ragioni della protesta risiedono tutte nel riconoscimento di un “buco” alle spalle di Roglic e nell’applicazione, ieri, da parte della giuria della regola dei 3 secondi invece che del ritardo effettivo (attorno al secondo) come per le tappe di montagna, decisione questa frutto di un’ambigua applicazione del protocollo UCI.

Secondo i corridori, infatti, a Suances non c’è stata una volata di gruppo e pertanto non si doveva applicare il punto del regolamento che disciplina i ritardi in caso di arrivo a ranghi compatti come invece è stato fatto dalla giuria.

Le spiegazioni dell’UCI

La controversia sta anche nelle modalità con cui tutto ciò è avvenuto dopo l’arrivo di ieri quando, in un primo momento, sembrava che Carapaz avesse mantenuto la maglia mentre poi, dopo la riunione e la presa di posizione dei commissari, la stessa è stata assegnata allo sloveno della Jumbo-Visma dando così adito a vari dubbi e recriminazioni.

Nel pomeriggio di oggi, nel tentativo di provare a far luce su quanto successo, è intervenuta anche l’Unione Ciclistica Internazionale la quale, attraverso una nota ufficiale, ha fornito la sua spiegazione circa l’applicazione del protocollo in questione nella tappa di ieri.

L’arrivo della decima tappa della Vuelta a España 2020 era stato inizialmente identificato dall’organizzazione come un probabile arrivo in volata. Visto il profilo in salita dell’ultimo chilometro e il fatto che non c’è stata una volata, la Giuria dei Commissari UCI ha deciso di applicare il punto 5 del protocollo che permette al presidente della Giuria di interpretare le situazioni in base alle esigenze e di applicare qualsiasi eccezione”.

Il calcolo dei distacchi”, prosegue il testo dell’UCI, “è quindi stato mantenuto a un secondo fra ogni corridore come disciplina l’articolo 1.2.017. Classifica di tappa e Classifica Generale sono state confermate come appaiono. Come da protocollo, qualsiasi decisione riguardo queste applicazioni viene emessa dalla Giuria dei Commissari in modo del tutto indipendente”.

Insomma, la vicenda, per le spiegazioni fornite, la posizione assunta dai corridori e le richieste approntate dagli stessi (rivedere distacchi e valutazioni), rischia alla fine di scontentare diversi atleti e diverse squadre all’interno del plotone il quale quantomeno, di fronte a una decisione singolare, non è rimasto passivo mostrando un’incoraggiante unità d’intenti ed esternando apertamente, in questa particolare circostanza, tutte le proprie perplessità.