Moser: «Ganna può vincere il Giro, ma lo disegnino per lui. E la Ineos non lo rovini»

Francesco Moser
Francesco Moser, vincitore del Giro d'Italia 1984, risponde alle nostre domande riguardanti Filippo Ganna

Ieri dopo la cronometro di Milano, il nostro Beppe Conti, entusiasmato dalle quattro vittorie al Giro d’Italia, ha paragonato Filippo Ganna a Francesco Moser. Un confronto non facile ma che ritrova delle analogie nella corsa rosa del 1984. In quella edizione “Lo Sceriffo” vinse proprio come il piemontese tre prove contro il tempo e una tappa in linea.

Chi meglio di Moser in persona può rispondere a un paragone tanto importante? Lo abbiamo intercettato telefonicamente questa mattina e ci siamo fatti dire qualcosa in più sul giovane talento della Ineos-Grenadier. Le domande sono molte ma il trentino, come sempre, ha una risposta per tutto.

Il ciclismo italiano fatica a trovare un nome per i grandi Giri. Può essere Ganna il nostro uomo?

«Ganna ha dimostrato di essere invincibile sul passo. Ha battuto il suo compagno Rohan Dennis per ben tre volte. E abbiamo visto tutti che l’australiano non andava affatto piano in questo Giro d’Italia. Ha vinto la tappa di Camigliatello Silano con arrivo in salita quindi le qualità per fare bene le ha. Deve sicuramente calare di qualche chilo per migliorare ancora, anche se non vorrei perdesse qualcosa a cronometro».

Ganna come Moser nel 1984?

«Io però oltre alle tre cronometro e una tappa in linea vinsi anche la maglia rosa! A parte gli scherzi… sicuramente con i percorsi duri che ci sono ora io non avrei mai vinto il Giro d’Italia. Credo che attualmente le corse a tappe di tre settimane non siano aperte a tutti, sono riservate agli scalatori e questa cosa non mi piace affatto. Le salite del Tour de France sono più pedalabili, paradossalmente lo vedo più in maglia gialla a Parigi che in maglia rosa a Milano. Però se fossi l’organizzazione del Giro un percorso con 90-100 km di crono lo farei, tanto per metterlo alla prova».

Classiche del Nord e record dell’ora i prossimi obiettivi?

«Beh, quelle sono decisamente più alla sua portata, già dal prossimo anno. Sulle pietre della Roubaix ha già vinto tra gli juniores e con il motore che ha può ripetersi anche tra i professionisti. La Sky/Ineos insieme a Moscon ha l’obbligo di puntare su di lui per il Nord. Lo vedo bene anche al Fiandre, sono muri in pavé brevi ed esplosivi, caratteristiche che si adattano perfettamente alle sue.

«Il record dell’ora non è semplice. Bisogna prepararsi un’intera stagione, trovare i giusti assetti della bicicletta, le giuste condizioni. Più si alza l’asticella più contano i dettagli. A 24 anni dovrebbe prima pensare all’attività su strada, alle classiche e ai grandi giri. Per il record c’è tempo».

La Ineos è la scelta migliore per la carriera di Ganna?

«Non so. La Ineos ha già “bruciato” parecchi talenti. Penso a Moscon o a Diego Rosa. Non vorrei accadesse lo stesso con Ganna. E’ una squadra votata ai grandi Giri, lasciano poco spazio ad azioni personali. Tutti lavorano per il capitano. Ora ne hanno quattro: Bernal, Carapaz, Thomas e Geoghegan Hart. E’ anche vero che lì in Gran Bretagna i talenti li sanno coltivare. Sanno come si lavora, soprattutto sulle cronometro. Se hanno fatto vincere il Tour a Wiggins possono in futuro provarci anche con Ganna».