Gli Oscar del Giro: Sagan effetti speciali, Thomas regista. E ce n’è uno per Axel Merckx

Peter Sagan nel backstage dello spot per il Giro d'Italia al Teatro alla Scala di Milano. @RCSSport

Le pagelle del Giro, certo, ma in una forma diversa, per evitare che siano la copia di mille riassunti, il meglio dei voti e dei giudizi che abbiamo dato ogni giorno per queste tre settimane fantastiche e tribolate, sofferte e uniche al mondo (vogliamo dirlo? speriamo di non dover mai più seguire un Giro d’Italia ad ottobre, quando la stagione si sta assottigliando come le ore di luce). E’ stato un Giro lontano, distante. Si correva sotto casa eppure ci raccomandavano di non uscire, di guardarlo alla televisione. I corridori non si potevano avvicinare, anche se noi grazie alla tecnologia abbiamo cercato di portarli ogni giorno in casa vostra. Ma un modo diretto per stare assieme alla fine si è trovato lo stesso, e per una volta sono stati i social a legarci tutti, come se fossimo nello stesso alberghetto di montagna a dividere la cena o a fare colazione prima del via. Fino a prima della pandemia succedeva così. Adesso si divide un tweet, si mette un cuore per dire che ti piace, o si ritwitta per fargli fare un altro giro. Anzi, un altro Giro: quello chiacchierato. E allora abbiamo dato un Oscar a chi ci ha tenuto più compagnia, a chi ci ha fatto vivere dentro la corsa, a chi ha avuto la forza – magari dopo sei ore di salite e tre o quattro di trasferimento – di farsi una risata. E di farla fare anche a noi.

Miglior film«E’ soltanto un’altra domenica», di Tao Geoghegan Hart. Lo scrive appena prima di partire per la crono che gli darà un posto nella storia del ciclismo. «La domenica per me sarà sempre giocare a calcio nel fango, andare al mercato di Brick Lane con mio padre e mio fratello. Non vedo la mia famiglia da dieci mesi, ma loro sono sempre con me». D’ora in poi avrà un’altra domenica indimenticabile da tenere nel cuore.

Miglior regia – A Geraint Thomas. La Ineos decide di lasciarlo a casa dal Tour e di mandarlo al Giro. Lui non fa una piega. Alla terza tappa cade rovinosamente su una borraccia e deve lasciare. La mattina di due giorni dopo manda un vocale a Ganna, tentando di parlare in un improbabile italiano, in cui gli ordina di andare all’attacco e di vincere la tappa: detto, fatto. E prima della crono finale twitta il suo incoraggiamento a Geoghegan Hart: «Almeno il 2020 qualcosa di buono ce l’ha: i grandi giri finiscono in maniera elettrizzante».

Miglior attore protagonista – Non aveva mai corso un Giro: debutta con la maglia iridata nella prima crono buttandosi a peso morto in discesa. Ovviamente vince. Vince tutte e tre le crono, più la quinta tappa, in solitaria: Filippo Ganna è il nostro supereroe. Il premio al tweet del 3 ottobre: Pensare che uscivo da scuola, accendevo la televisione e vedevo i grandi campioni giocarsi la maglia rosa al Giro d’Italia. Ora ce l’ho sulle mie spalle.

Miglior attrice protagonista – Un premio che è anche un paradosso: il miglior Processo alla tappa va in scena nel giorno in cui non c’è la tappa. Inferocita dall’inconsistenza delle motivazioni addotte dal sindacato corridori, Alessandra De Stefano parla con tutti, e da tutti si fa dire che non sapevano niente o che non era quello il modo di protestare. A farne le spese è Salvato, che non riesce a convincerla. E lei twitta: «Una brutta pagina di ciclismo. La storia racconta altro. La realtà da qualsiasi parte la giri è una sconfitta. Per tutti».

Miglior attore non protagonistaCesare Benedetti, trentino poliglotta della Bora, riassume in un tweet un interessante dato statistico: «Ho corso il Giro quando ha vinto il primo canadese della storia (Hesjedal, 2012), il primo olandese (Dumoulin, 2017), il primo inglese (Froome, 2018), il primo ecuadoriano (Carapaz, 2019). Qualche australiano in lista oggi?».  

Miglior sceneggiatura originale – Come una classica di primavera, Jacopo Guarnieri ha svolto anche in questo Giro un ruolo fondamentale: in corsa, come ultimo uomo di Demare (4 vittorie di tappa, la maglia ciclamino e il premio fair play), e fuori corsa, come capobranco. Il suo racconto del Giro meriterebbe maggior fortuna del nostro Oscar. Esempi? 4 ottobre: Momento più alto della giornata con Fabbro che mi dice “Ieri avevo più denti della corona che kg” (58 vs 54). 7 ottobre: Lunedì Ganna in campo come punta per il posticipo di campionato. #Gannafacose #Gannavincecose. 

Miglior fotografia – Presi di spalle, sul traguardo dei laghi di Cancano, Joao Almeida che a 22 anni ha perso la maglia rosa dopo due settimane, e Vincenzo Nibali che a quasi 36 lo consola accompagnandolo con una mano. Vincenzo chiuderà settimo a oltre 8 minuti, ma comunque primo degli italiani: un record negativo per il nostro ciclismo.

Effetti speciali – Ovviamente il premio non può che andare a Peter Sagan e alla sua fuga per la vittoria a Tortoreto, centesimo corridore ad aver vinto almeno una tappa in tutti e tre i grandi giri. Ma i suoi tweet non si possono ricopiare, bisogna andarseli a vedere.

Miglior film straniero –  Al giovane uomo che accomuna Joao Almeida, in rosa per 15 giorni, e Tao Geoghegan Hart, in rosa soltanto a fine Giro: è Axel Merckx, che li ha aiutati a crescere. Per salutare l’impresa di Tao ha postato una sua foto sotto il tempio di Segesta, alla presentazione delle squadre, mentre il giovane inglese guardava con aria sognante il Trofeo senza fine. La didascalia di Axel è da Oscar: «A tutti i giovani corridori là fuori. A volte i sogni si avverano».