Da Froome e Nibali a Pogačar e Bernal: è la svolta, ecco tutti i nomi di chi vincerà i Giri nel futuro

Pogačar
La bici gialla di Pogačar al Tour 2020 (ASO/Pauline Ballet)

Una nuova generazione di corridori arriva come una burrasca e spazza via quei campioni nati nel triennio che va dal 1989 al 1991 e che soccombono al cospetto del nuovo che avanza. È vero, ridurre il tutto a un discorso generazionale potrebbe sembrare un po’ superficiale, d’altronde Primož Roglič è un’89 ed è al momento uno dei due, massimo tre più forti corridori da corse a tappe (e non solo) in circolazione. Ma se da un punto di vista anagrafico è più vecchio di altri, il suo essere entrato tardi nel mondo del ciclismo lo mette assieme a quei corridori che negli anni a venire potranno continuare a dominare; oppure si potrebbe obiettare (e si avrebbe ragione) di come Geraint Thomas (’86) o Tom Dumoulin (’90) abbiano ancora chance per portare a casa almeno un grande Giro da qui al prossimo futuro.

Eppure il 2020 ci dice che molto sta cambiando. La generazione dei Chris Froome (’85) e dei Vincenzo Nibali (84) è al canto del cigno, ma ci aspettiamo da loro un bel colpo di coda già magari dal prossimo Giro; quella di mezzo dovrebbe avere già archiviato le migliori possibilità di vincere una corsa a tappe di tre settimane: Mikel Landa (’89), Thibaut Pinot (’90) e Romain Bardet (’90) – ci aggiungiamo Wilco Kelderman (’91) – nei Grand Tours hanno collezionato zero successi e qualche podio sparso.

Nairo Quintana (’90) ha un grande passato, e tra gli scalatori puri resta il più corridore più vincente (ma non sempre convincente almeno per le attese che si è sempre portato dietro) dell’ultimo decennio, ma il suo futuro è un enigma proprio come il suo volto da sfinge. Fabio Aru (’90), invece, è un mistero e basta, e al momento è quasi impossibile immaginarselo di nuovo sul gradino più alto di un grande Giro, ma probabilmente nemmeno nei dintorni.

E i gemelli Yates (’92)? Anche loro potrebbero essere corridori capaci di beneficiare di una starting list magari meno competitiva di altre, o un momento della stagione particolare (leggasi la Vuelta) e provare a vincere qualcosa. Simon c’è già riuscito, Adam non ancora, ma chissà.

I vari Richie Porte (’85), Steven Kruijswijk (’87), Bauke Mollema (’96) Guillaume Martin (’93), Rigoberto Urán (’87), Rafał Majka (’89), Ilnur Zakarin (’89), Esteban Chaves (’90), Emanuel Buchmann (’92), Pello Bilbao (’90) inseguiranno qualche piazzamento da qui ai prossimi anni, ma anche su di loro risulta complicato scommettere visti quei corridori che al momento hanno un altro passo e che scopriamo qui di seguito.

Chi ha già vinto

E probabilmente vincerà ancora: Tadej Pogačar ed Egan Bernal che a oggi sono i più forti. Sono gli ultimi due vincitori del Tour de France e la loro carta d’identità (classe ’98 lo sloveno, classe ’97 il colombiano) fa pensare che già dal 2021 potrebbero affiancare altre grandi corse a tappe alla Boucle già in carniere oltre a molti successi ancora negli anni futuri.

Tao Geoghegan Hart (’95) ha sorpreso tutti al Giro, complice le assenze importanti, i ritiri e le defezioni, ma ha la fortuna di correre nella squadra meglio attrezzate e più blasonata per questo tipo di esercizio e, come ormai viene ripetuto in tutte le salse, spalle solide che potrebbero portarlo persino a migliorare nei prossimi anni – lavori di gregariato permettendo.

Non va dimenticato Richard Carapaz (’93) meno giovane dei sopracitati, ma al Giro vinto nel 2019 potrebbe mettere vicino la Vuelta 2020 che al momento lo vede leader e favorito. Soprattutto piace del corridore ecuadoriano, oltre che la forza in salita, la capacità di cogliere l’attimo e la sagacia tattica, scalzarlo dal trono della corsa a tappe spagnola in programma in questi giorni potrebbe risultare complicato.

Le seconde linee

Enric Mas (’95) è considerata la grande speranza del ciclismo spagnolo – più di quel cavallo pazzo che risponde al nome di Marc Soler (’93). Ha già un podio alla Vuelta, un quinto posto al Tour e proprio in questi giorni potrebbe rimpinguare il proprio palmarès con la corsa a tappe spagnola. Tiene bene in salita, è regolare anche a cronometro, facile pensare come da qui a fine carriera possa vincere almeno uno dei tre grandi giri disponibili – lui ne è convinto, siamo persuasi anche noi.

Jai Hindley (’96) è stata la grande sorpresa di questo Giro d’Italia, ancora più di Geoghegan Hart. Il giovane australiano l’anno prossimo sarà chiamato alla riconferma: Giro o Tour? Vedremo, per lui sarà comunque difficile ripetersi soprattutto in considerazione dell’alto livello di competitività.

Poi ci sarebbero Lucas Hamilton (’96), João Almeida (’98), Daniel Felipe Martinez (’96), Hugh Carthy (’94) oppure David Gaudu (’96), tutti ragazzi molto interessanti che potrebbero nei prossimi anni continuare a crescere e magari lottare per posizioni di vertice e di tanto in tanto approfittare di starting list più scarne per provare il colpo vincente. E poi: al Tour abbiamo ammirato le qualità di un corridore come Lennard Kämna (’96), uno che va forte sia a cronometro che in salita, mentre al Giro abbiamo intravisto quelle di Brandon McNulty (’98), entrambi nomi da appuntare per il futuro prossimo.

Ci sarebbe, infine, un corridore tanto rapsodico quanto sfortunato: Miguel Ángel López (’94). Il colombiano avrebbe colpi in salita da permettersi di vincere un Giro, una Vuelta o un Tour, ma a volte sembra fare di tutto per sciupare le migliori occasioni che gli si prospettano davanti.

Un futuro assicurato

Chi un Grande Giro non lo ha ancora vinto, ma sembra avere tutto per imitare i (quasi) coetanei, arriva dalla Russia e porta il nome di Alexander Vlasov (’96). Senza i malanni al Giro avrebbe certamente lottato per la maglia rosa e allora lo aspettiamo al riscatto sulle strade italiane nel 2021.

È russo anche lui, ma potremmo ritrovarcelo con passaporto francese già dall’anno prossimo: parliamo di Pavel Sivakov (’97). Le qualità in salita e a cronometro non gli mancano e, almeno sulla carta, il corridore della Ineos non appare poi così inferiore a Pogačar e Bernal – a patto però di avere carta bianca dalla sua squadra. Sfortunato al Tour, dove avrebbe dovuto correre in appoggio a Bernal, già dal 2021 Sivakov ha la ferma intenzione di voler dire la sua, ma ribadiamo: gerarchie Ineos permettendo.

E poi c’è un fenomeno all’orizzonte

E quel fenomeno è Remco Evenepoel (2000!). È il più giovane di tutti, non ha ancora corso un Grande Giro eppure ha tutto – qualità tecniche, mentali, fisiche, propensione a dare spettacolo e rendere la corsa dura anche da lontano – per diventare un dominatore assoluto. E aspettando magari pure l’arrivo di Tom Pidcock (’99), al pensiero delle prossime grandi corse a tappe, non possiamo che leccarci i baffi già da ora.