Il tonfo di Dumoulin alla Vuelta e le gerarchie in casa Jumbo-Visma

dumoulin
Tom Dumoulin in azione durante il Giro del Delfinato 2020. (foto: A.S.O./AlexBroadway)
Tempo di lettura: 2 minuti

Un primo campanello d’allarme era già suonato nella tappa di ieri, la prima di questa Vuelta 2020. Sul traguardo di Arrate, Tom Dumoulin era arrivato sedicesimo a 51 secondi dal vincitore nonché suo compagno di squadra Primoz Roglic, contenendo il distacco dalla maglia rossa ma facendo intendere che forse le sue gambe e la sua condizione non fossero quelle che sperava di avere per ambire a “un posto sul podio”.

Ieri, terminata la prima fatica in terra iberica, l’olandese aveva quindi subito fatto marcia indietro correggendo il tiro rispetto a quanto dichiarato alla vigilia, affermando di “essere deluso” ma prima ancora di “sentirsi stanco nelle ultime settimane” per via del calendario di gare “molto intenso” che l’ha visto protagonista dopo il lungo stop per l’avvento del Covid-19.

Il tracollo a Lekunberri

Eppure l’olandese, vincitore del Giro d’Italia 2017, al via di Irun si era professato fiducioso di “avere gambe uguali, o addirittura migliori” rispetto al Tour de France, manifestazione conclusa, nonostante un certo affanno e il lavoro sporco per Roglic, in settima posizione. Invece, ancora una volta, la strada non ha lasciato scampo al nativo di Maastricht che è stato subito costretto a gettare la maschera su quale fosse il suo reale stato di forma.

La frazione odierna, in questo senso, non lascia adito ad alcun dubbio: sprofondando a oltre 8 minuti da Roglic, Dumoulin (staccatosi a 7,5 chilometri dalla vetta dell’Alto de San Miguel de Aralar, GPM di prima categoria) si è chiamato fuori dalla lotta per la generale e, nel prosieguo della Vuelta, fungerà da gregario di lusso dello sloveno senza però, almeno inizialmente, ricoprire la mansione di ultimo uomo in salita. Quel ruolo, in base a quanto fatto vedere tanto in queste prime due tappe quanto all’ultima Grande Boucle, dovrebbe spettare di diritto a Sepp Kuss (attualmente in condizioni invidiabili), un uomo che i direttori sportivi del Team Jumbo-Visma potrebbero a seconda delle evenienze lanciare anche come importante arma tattica contro i rivali più pericolosi per la generale.

Mentalità e segnali

L’olandese intanto continuerà la Vuelta provando “a dare il proprio meglio e vedendo cosa accadrà”, mentalità con la quale ha ammesso di aver approcciato la corsa fin dall’inizio e che però, evidentemente, “non è stata sufficiente” per resistere agli attacchi dei big né ieri né oggi, finendo in questo modo per accumulare oltre 9 minuti di ritardo in classifica generale dopo appena due giorni e chiarendo così inconfutabilmente quali saranno le gerarchie interne alle fila giallonere da qui in avanti.

Resta tuttavia il dispiacere nel vedere il vincitore di un grande giro e un corridore capace più volte di piazzarsi sul podio di una corsa a tappe di tre settimane non riuscire a performare al meglio e incassare passivi come quello incamerato sul traguardo di Lekunberri. A questo punto, ragionando in termini di segnali lanciati, sarà interessante osservare se Dumoulin, mosso dal proprio orgoglio, concluderà quest’edizione della Vuelta in crescendo e se, soprattutto, gli sforzi da lui fatti in questi quattro densi mesi daranno i loro frutti nella prossima stagione permettendogli di tornare sui livelli pre 2019.