Maglia Rosa Giro d’Italia: favoriti Nibali e Thomas. Yates, Fuglsang e Majka per il podio

Nibali in Maglia Rosa al Giro d'Italia
L'impresa di Nibali nella bufera alle Tre Cime di Lavaredo
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Il Trofeo Senza Fine e la Maglia Rosa i due oggetti del desiderio, contesi da 176 corridori e 22 squadre. Quasi 3500 km, nell’inedita cornice autunnale, dalla Grande Partenza di Monreale al Gran Finale davanti al Duomo di Milano. È un gran bel Giro, è una grande festa, è musica e fa suonare tutta l’anima. Sì, l’avrete cantata anche voi la sigla del Giro d’Italia interpretata da Paolo Belli negli anni 2000. L’anima della corsa sono i protagonisti a tutto tondo, quelli che con la fantasia dei loro scatti sulle salite, esaltano il pubblico e rendono la Maglia Rosa la più bella del mondo. In salita ci vogliono le gambe anche se sono poco romantiche: il credo di Alfredo Binda – cinque volte vincitore del Giro – resta sempre attuale e i nomi dei favoriti per il trionfo nell’edizione 103 sono tutti da scoprire e analizzare.

Borsino dei Favoriti Maglia Rosa

Geraint Thomas (Ineos-Grenadier) 

Sir Geraint ha assaggiato le strade italiane con l’antipasto della Tirreno-Adriatico e alla terza partecipazione al Giro d’Italia spera di ricevere le chiavi del destino di un “Lucky Man”. Finora la mancanza di ambizioni da una parte o la sfortuna dall’altra, hanno fatto sempre capolino quando ha corso per la Maglia Rosa: comparsa nel 2008 e nel 2012, mentre nel 2017 si rivela fatale l’impatto con una moto della polizia stradale all’inizio della salita del Blockhaus.
I pro: stato di forma ideale, la corazzata Ineos e i 64 km di cronometro previsti
I contro: incognita terza settimana, dove si decide il Giro, e un copione tattico diverso dal Tour

Vincenzo Nibali (Trek-Segafredo) 

Sicilia bedda, Sicilia mia. Lo Squalo torna a respirare l’aria di casa. Dalla Tirreno-Adriatico al Mondiale di Imola, il percorso di avvicinamento al Giro è stato graduale e con chiari progressi. Quest’anno la corsa si chiude a Milano che chiuderebbe il triangolo dei trionfi con Brescia (2013) e Torino (2016). Nibali potrebbe diventare il più anziano vincitore della Maglia Rosa, scalzando dal record Fiorenzo Magni.
I pro: crescita di condizione, feeling con la Corsa Rosa e voglia di riscatto 
I contro: la squadra e la carta d’identità, il cui peso si fa sentire

Simon Yates (Mitchelton-Scott) 

Simon ricorda il 2018 fino al giorno prima della debacle del Colle delle Finestre e riprovaci! Dodici tappe in Maglia Rosa, dalla sesta alla diciottesima. Poi i 40′ accusati nel giorno della cavalcata trionfale di Chris Froome hanno cancellato quanto di bello costruito fin lì all’australiano. La prova del nove è stata la Tirreno-Adriatico, promosso con il Tridente dei Due Mari. Ora la grande occasione per centrare almeno il podio. I pro: morale alto, gamba dei periodi migliori, vittorie ritrovate e una Mitchelton-Scott costruita su di lui e per lui
I contro: punti di domanda sono la tenuta nell’arco delle tre settimane e la gestione delle forze

Jakob Fuglsang (Astana) 

Gregario di lusso di Vincenzo Nibali e Fabio Aru, finalmente Jakob Fuglsang alla “veneranda” età di 35 anni può giocarsi le sue chance da leader. Protagonista al Mondiale di Imola, vincitore della Liegi 2019 e del Lombardia di quest’anno, ha raggiunto maturità e consapevolezza per esporsi in prima linea in una corsa a tappe.
I pro: esperienza al fianco di validi capitani, lucidità nei momenti-chiave della corsa, preparazione
I contro: team Astana reinventato a causa del Covid, fattore determinante nell’ambito di una gara a tappe dove il singolo difficilmente può sopperire alle mancanze del collettivo

Rafal Majka (Bora Hansgrohe)

Il polacco raggiunge le cinque partecipazioni al Giro d’Italia e con costanza si è sempre inserito nella galassia dei big. 7° al debutto a 24 anni nel 2013, 6° nel 2014 e nel 2019, 5° nel 2015. Ha vinto due maglie a pois al Tour, a testimonianza che quando la strada sale Rafal non si nasconde. Alla Tirreno è stato sempre tra i primi a rispondere alle sfuriate di Yates & Co. La vittoria finale sarebbe un sogno incredibile e, obiettivamente, il podio è alla sua portata. I pro: le salite sono l’habitat naturale preferito, sulle pendenze più arcigne si esalta ed esce alla distanza I contro: squadra poliedrica tra le volate da lanciare a Sagan e il lavoro di supporto a lui e la mancanza di uomini molto esperti al suo fianco

Steven Kruijswijk (Jumbo-Visma) 

Sulla neve friabile del Colle dell’Agnello naufragarono i sogni di gloria dell’olandese volante. Era il 2016, da Maglia Rosa finì addirittura fuori dal podio (4°). Il terzo posto al Tour del 2019 ha collocato Kruijswijk in una nuova dimensione: quella di potenziale aspirante al gradino più alto. A 33 anni e con una generazione di giovani stelle in rampa di lancio, potrebbe rivelarsi una delle ultime occasioni.  
I pro: le doti di scalatore e la squadra, la potentissima Jumbo-Visma (ma non ci sono Van Aert e Kuss, purtroppo per lui). 
I contro: Steven e la vittoria viaggiano su binari paralleli. L’ultima va rintracciata nel 2014, la Arctic Race of Norway. Punto debole sicuro anche le tre prove contro il tempo