Kruijswijk al Giro per scacciare i cattivi pensieri: «Dopo l’Etna capirò se sono da podio»

Steven Kruijswijk, caduto al Giro del Delfinato e costretto a rinunciare al Tour de France 2020.
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Steven Kruijswijk è pronto a scrivere un altro capitolo del suo libro dedicato al Giro d’Italia. Un libro fatto di sogni infranti nella neve – quando era in Maglia Rosa nel 2016 – ma anche di tanti bei piazzamenti e fughe che rivelarono al pubblico le qualità di questo ragazzo dalla carnagione chiarissima e i capelli rossi. Uno che non ha mai avuto paura ad attaccare anche dalla lunga distanza.

L’esordio nel 2010, una grande corsa nel 2015


Al Giro del 2010, prima grande corsa a tappe della carriera, si mostrò chiudendo diciottesimo in classifica generale con una condizione in crescendo. L’anno dopo arrivò nono, ottavo dopo la squalifica di Alberto Contador, finendo secondo nella speciale classifica dei giovani vinta da Roman Kreuziger che all’epoca era considerato fra i massimi talenti in divenire del ciclismo mondiale almeno per quanto riguardava le corse a tappe di tre settimane.

Assente nel 2012, nel 2013 e nel 2014 le sue prestazioni furono dimenticabili e si chiusero con un ventiseiesimo posto e un ritiro. Anche se, per la verità, nel 2013 si vide spesso all’attacco. Ma fu nel 2015 che Kruijswijk, settimo posto finale, capì che un giorno sarebbe potuto salire sul podio di un grande Giro. L’olandese classe ’87 chiuse per sei volte nei primi cinque di tappa dimostrando una costanza notevole, ma allo stesso tempo la mancanza di quello spunto che gli facesse alzare le mani al traguardo o perché no sul podio dell’ultima tappa. D’altronde non è un caso che l’olandese a oggi, abbia vinto solo due volte: una tappa al Giro della Svizzera nel 2011 e la classifica finale dell’Artic Race of Norway nel 2014.

Il drammatico epilogo nel 2016


Tutto sembrava pronto, nel 2016, per cambiare le sue sorti, ma la fortuna si dimenticò di lui – fu sfortuna o un errore tecnico? Nibali lo attaccò e Kruijswijk, arrivato tiratissimo in cima al Colle dell’Agnello ruzzolò finendo su un cumulo di neve ghiacciata a bordo strada dando l’addio definitivo ai sogni di gloria. Chiuderà quarto in classifica generale al termine di quel Giro. Ci riprovò la stagione successiva, ma fu costretto ad abbandonare la corsa a pochi giorni dal termine mentre era decimo in classifica generale. Si ritirò per problemi di stomaco e subito dopo scoprirono che stava correndo con una costola fratturata. La sua storia con il Giro d’Italia sembrava finita.

E quest’anno? «Non partiamo come favoriti»

Doveva essere l’anno del suo contributo all’assalto di Roglic al Tour e invece ancora una volta una caduta, stavolta al Giro del Delfinato, ha rimesso di nuovo l’olandese in marcia verso le strade italiane.

«Il Giro non era in programma, ma lo abbiamo scelto come nuovo obiettivo dopo la caduta al Delfinato» racconta Kruijswijk a wielerflits.nl. «Sono abbastanza in forma e mi sono preparato bene. Spero di essere al top della forma e sono molto motivato. Ho tanti ricordi del Giro, belli e brutti, ma quest’anno voglio puntare a un bel risultato. Dopo il primo weekend saprò quante possibilità ho di podio, perché al terzo giorno abbiamo già l’arrivo sull’Etna. Quindi dopo la Sicilia sapremo davvero a che punto sono. Purtroppo non c’è stato troppo tempo per studiare le tappe di montagna e le cronometro. Ricordo ancora alcune salite, sono molto difficili e attendo con impazienza soprattutto l’ultima settimana. Questa è l’ultima settimana più difficile in un grande Giro che abbia mai visto. Il 2016? È alle spalle. Quell’anno ho potuto indossare la maglia di leader, difendere la maglia e lottare per la vittoria. Gli ultimi anni hanno dimostrato che posso ancora competere per un podio, come l’anno scorso al Tour. Sto acquisendo sempre più esperienza nel corso degli anni e spero di poter indossare di nuovo la Maglia Rosa quest’anno. Qui al Giro abbiamo una squadra completamente diversa e quidni non sremo così aggresivi come al Tour. Siamo una squadra con meno esperienza e alcuni corridori che faranno il loro primo grande Giro. Almeno inizialmente non ci vedrete in testa come squadra favorita come successo al Tour. Dobbiamo essere realistici riguardo ai nostri obiettivi e al nostro team».